unprogged.com

di Ferruccio Battini
09/05/12

C’erano una volta i primi anni ’90, quando il progressive metal era ancora agli albori e, sull’onda di quanto tracciato dai Dream Theater con l’album d’esordio prima (1989) e con il seminale Images & Words poi, si affacciavano al genere decine di band italiane che, nel loro piccolo, aiuteranno il movimento a sviluppare una corrente europea con lavori dall’importanza storica e dalla ricercatezza tutt’oggi ineguagliata.

Tra i tanti nomi di quell’epoca ce n’è uno in particolare che con i Dream Theater avrà un legame speciale, ed è quello degli Evil Wings, formazione lombarda che iniziò la sua attività proprio nello stesso anno in cui When Dream and Day Unite vedeva la luce, pubblicando poi l’omonimo album d’esordio nel 1994 e conquistando Mike Portnoy con una deliziosa cover di A Fortune in Lies, pubblicata cinque anni più tardi all’interno del tributo Voices.

Gli Evil Wings sono ancora in attività, dopo una pausa durata ben dieci anni (Kite è del 2001) ed è splendido riscoprirli in gran forma con questo nuovo Kaleidoscope, che riparte da una ritrovata vena progressiva dosata con maestria, con spruzzate di hard rock ad ispessire il sound quanto basta per non renderlo eccessivamente leggero, e con quel gusto per il dettaglio che li ha resi noti sin dagli albori, con intuizioni strumentali e vocali avvincenti, talvolta inaspettate, indubbiamente raffinate e figlie di una capacità di scrittura e di esecuzione superiore.
Kaleidoscope regala un artwork di qualità, psichedelico e futuristico al tempo stesso, ed un packaging che denota quanta cura sia stata dedicata a questo nuovo progetto musicale, ma sono i brani a dimostrare quanto il progressive italiano sia ancora vivo e pronto a misurarsi col resto del mondo, in un periodo dove, peraltro, i gruppi italiani stanno continuando a sorprendere con uscite di qualità spesso elevatissima.

La title-track è una sferzata rock/blues che potrebbe spiazzare chi non conosce gli Evil Wings, da sempre abituati a pescare nei seventies e nell’hard rock che fu, ma nella sezione strumentale emerge tutta la voglia progressiva della band lecchese, con un sontuoso lavoro di tastiere ad opera di Jospeh Ierace, arricchito dal solo classico e schietto di Franco Giaffreda e dall’ottimo lavoro della sezione ritmica; il riff portante torna a scatenarsi e chiude un brano breve ma davvero intenso.
Here and Now invece rispolvera quella passione per i Rush già ascoltata in Colors of the New World, grazie soprattutto al rincorrersi di basso e chitarra, che confezionano una introduzione davvero convincente, mentre la parte più melodica è lasciata al cantato di Giaffreda, con la batteria di Walter Rivolta a sostenere il tempo senza strafare e con grande energia.

Sapori pinkfloydiani nella rilassata Farewell on Planet F-19 che, nonostante il mood compassato, offre splendide atmosfere ed alcuni egregi interludi di pianoforte a raffinarne l’andatura; More than Reality eccede nella semplicità e, pur rivelandosi piacevole e ben costruita nei cambi di tempo e nei solo, si rivela poco più che un filler nell’economia del disco. Gli Evil Wings ci hanno abituato a ben altro tipo di composizioni, e fortunatamente se ne ricordano nella imponente Rygma 12 – The Wisdom of Sea, dialogo metafisico tra Uomo e Mare, nel quale trovano spazio delicati rimandi al progressive rock dei Genesis e al neo-prog dell’epoca d’oro dei Marillion: la voce di Giaffreda è molto simile ad un certo Peter Gabriel, nell’intonazione e nell’interpretazione, e la band plasma un brano che, tra movimenti jazzati e brillanti tappeti di tastiere, manifesta tutta la maturità del gruppo fino al tripudio sonoro del finale, con la superba voce soprano di Maggie Giaffreda ed una saltellante, frizzante progressione strumentale.

Sinistra ed oscura è, al contrario, la riuscita Filthy Invaders’ Dawn, dove gli Evil Wings ospitano l’organo di Rick Ostidich, che contribuisce a creare un ambiente acustico decisamente inquietante, mentre le ritmiche procedono ostinatamente ed i cori della Giaffreda regalano brividi di soddisfazione. Notevoli anche le sferzate di chitarra, vigorosamente heavy, così come le folli transizioni elettriche che chiudono il brano, mentre il riff principale riemerge dal turbinio di note.

Morbida e pacifico è l’abbraccio col quale Kaleidoscope si congeda, una The Oak Tree nella quale, sugli armoniosi arpeggi di Giaffreda, dialogano lo Stick di Giovanni Bellosi ed il suadente violino di Carlo Guidotti, all’insegna di quella raffinatezza che gli Evil Wings dispensano a piene mani anche in questa nuova uscita, dimostrando, a dispetto della lunga pausa di riflessione, una vitalità assolutamente intatta ed una gran voglia di farsi ascoltare e, perché no, riscoprire.
La classe è ancora lì e, nonostante qualche sporadico passaggio a vuoto, il marchio di fabbrica è perfettamente distinguibile.

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