di Giancarlo Bolther

Come è nato il vostro nuovo disco?
L’idea di fondo era di concentrare in un unico disco le follie e le nevrosi dell’uomo di inizio millennio attraverso lo sguardo disincantato del protagonista che si rispecchia in una metafora debole, ma al tempo stesso libera come un aquilone. Questo è il concept che anima “Kite” ed è in parte autobiografico.
Dove l’avete registrato e come è andata, siete soddisfatti?
“Kite” è stato registrato ai “Mirage Studio” di Inverigo (CO), uno studio molto valido e gestito da un fonico preparato. Pensiamo sia uscito davvero bene, sia a livello di “feeling” che di produzione vera e propria.
Come descrivereste le canzoni di Kite (track by track)?
Allora partiamo dall’inizio: “Deep” è il classico pezzo heavy con una parte centrale progressiva che usiamo per aprire i nostri ultimi concerti; “Black Rain” è un mid-tempo molto vicino allo stile Black Sabbath; “South End” è, come dici tu nella recensione, molto funky, forse, a mio modesto parere, più vicina ad Hendrix che ai Faith no More; “Shine in The Neverending Space” è un pezzo molto melodico con armonie sixties e psichedeliche così come “Sorry for The Carpet”, anche se in maniera più heavy; “Night Song” è un brano d’atmosfera che si lega, secondo me, molto bene con “Kite in The Abstract Picture”, forse la canzone più potente e tecnica del Cd; “At The Mercy Of The Wind” è la coda del pezzo precedente; “Try to Live” è costruita principalmente su due riff molto hard e, secondo me, è il brano più trascinante del CD; “Future Is” è il mio modesto tributo allo spirito Glam Rock degli anni ‘ 70 sulla scia di David Bowie e Mott The Hopple. Infine “The Monster Comes”, una buona bonus track.
Come si colloca il nuovo album nella vostra discografia, quali sono le differenze con i lavori precedenti?
“Kite” è il nostro quarto album e segue nell’ordine “Evil Wings” del ’94, “Brightleaf” del ’96 e “Color of The New World” del ’99. Rispetto a questi album “Kite” è molto più diretto ed heavy. I primi due dischi erano, infatti, decisamente Progressive, mentre “Colors” è il disco più melodico e seventies che abbiamo fatto.
Che tipo di promozione avete pianificato?
In linea di massima quella che viene pianificata generalmente da labels che non possono permettersi di spendere grandi cifre per pubblicità. L’etichetta ha utilizzato 500 copie promozionali spedite un pò ovunque nel mondo e le prime recensioni sono state tutte molto positive. Speriamo davvero che questa sia la volta buona per fare uscire il nome Evil Wings al di fuori dei confini nazionali.
Come vi siete trovati con la Adrenaline Records?
Molto bene. E’ una label piccola, se comparata a realtà come Nuclear Blast o Metal Blade, ma guidata da persone competenti professionalmente e con cui ci troviamo benissimo. Penso che la cosa più importante sia riuscire a trovare dall’altra parte persone che capiscano ed apprezzino la tua musica. E con la Adrenaline Records questo è successo. Non per niente abbiamo già realizzato due album per loro, oltre a prendere parte anche a due fra i Tributi da loro pubblicati (“Tribute To Queen” con il brano “Killer Queen” e “Tribute to Dream Theater” con il brano “A Fortune In Lies”). Ed abbiamo già in programma un live-album per il 2002.
Qualche parola sulla vostra formazione attuale?
Walter Rivolta è, secondo me, un grande batterista, forse uno dei più grandi in questo genere. Pensa che non prepara mai niente prima di entrare in studio e tutto quello che senti nei nostri dischi al 90 % è buono alla prima “take”.
Joseph Ierace è un tastierista molto preparato, con studi classici alle spalle anche se sull’ultimo disco non ha avuto molto spazio.
Ricky Zanardo, il nuovo bassista, si è integrato perfettamente negli Evil e il suo modo di suonare è molto nitido e al tempo stesso potente.
Che dire di me? Giudicate voi!
Quali sono i vostri gusti musicali?
Ascoltiamo di tutto. E penso che lo puoi sentire bene nella nostra musica. Dai primi Genesis ai Queen passando per i Led Zeppelin, Black Sabbath e Deep Purple, mentre le cose più recenti che ci hanno più intrigato sono stati Kula Shaker, Goo Goo Dolls e Black Crowes.
Che difficoltà avete nel nostro paese da un punto di vista artistico musicale?
L’Italia non è certo il miglior paese del mondo per una band che suona Metal o anche semplicemente Rock. Alla ribalta salgono sempre i soliti nomi o chi si avvale delle forti spinte promozionali delle majors. E’ cosi purtroppo e non possiamo farci niente. Noi come band preferiamo essere coerenti con noi stessi e continuare per la nostra strada senza condizionamenti esterni e senza asservirci al “trend” del momento. A questo proposito ti voglio rivelare un episodio: in passato siamo stati contattati da un membro e produttore di un gruppo italiano molto famoso. Questo musicista voleva convincerci a suonare Pop Rock italiano molto commerciale. E, nonostante la possibilità concreta di notevoli guadagni, abbiamo preferito rinunciare. Non saremmo stati onesti con noi stessi nel suonare una musica che non sentiamo provenire dal cuore.
Siete sulla scena da una decina di anni, sta cambiando qualcosa, è più facile oggi o è più difficile portare avanti un progetto musicale in Italia?
Oggi è diventato molto più facile registrare un CD. In compenso è molto più difficile promuoverlo e venderlo. Ci sono migliaia di gruppi che, giustamente, vogliono dire la loro e questo complica parecchio le cose facendo si che gli spazi siamo molto ristretti per tutti.
Ho letto che Portnoy è rimasto impressionato dalla cover che avete inciso sul tributo ai Dream Theater, avete avuto dei contatti con lui?
Si ne abbiamo avuti sempre tramite la nostra label, la Adrenaline Records. Pensa che Portnoy ha aiutato moltissimo ed in maniera personale l’Adrenaline a promuovere quello che all’epoca era il primo tributo dedicato a loro. Per quanto riguarda “A Fortune in Lies” ne siamo molto orgogliosi. E poi il commento di Portnoy (“suona quasi meglio dell’originale”) è stato il massimo in termini di soddisfazione personale.
Che opinione avete della scena prog attuale, cosa vi piace e cosa vi da fastidio?
Onestamente non la seguiamo molto; ci piace moltissimo la musica dei Dream Theater e degli Shadow Gallery. La cosa che personalmente mi dà maggior fastidio sono tutti questi progetti paralleli che, secondo me, rischiano di annoiare chi non è un musicista.
Oggi ci sono tantissime bands che fanno prog, secondo voi che futuro c’è e quali sono i possibili sviluppi di questa scena?
Gli sviluppi potrebbero essere enormi. Basterebbe che gli ascoltatori e fruitori di musica, anziché ascoltare superficialmente ciò che viene loro proposto, si soffermassero di più sui concetti musicali e non su quello che fa più moda e tendenza. Ma penso anche che questa sia pura utopia.
Un saluto ai vostri fans…
Ringrazio tutte le persone che seguono gli Evil Wings da quando esistono. E’ grazie a loro che siamo ancora qui! Un ringraziamento particolare a te e a “Flash” che ci ha dato la possibilità di dire la “nostra”.
GB

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